Amici del Nidiaci in Oltrarno

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Il Drago Verde alla Thouar

Sabato 11 novembre alle ore 17, all’Altana della Biblioteca Thouar in Piazza Tasso, ci sarà una conferenza del Professor Nicholas Eckstein, autore del libro The District of the Green Dragon. Neighourbood Life and Social Change in Renaissance Florence.

L’incontro sarà moderato da un esponente dell’Associazione Amici del Nidiaci in Oltrarno e ci saranno i saluti del Presidente del Quartiere 1, Maurizio Sguanci, e del Presidente della Commissione Cultura del Quartiere 1, Mirco Rufilli.

Sotto, troverete una dettagliata presentazione del libro.

Presentazione del libro The District of the Green Dragon

The District of the Green Dragon. Neighourbood Life and Social Change in Renaissance Florence, dello storico australiano Nicholas Eckstein è l’unico testo a trattare in modo organico la vita associativa e politica nel quartiere fiorentino di Santo Spirito del XV secolo.

Si tratta di un testo redatto con un rigoroso lavoro documentale, centrato sulle vicende del gonfalone del Drago Verde, che dei sedici in cui era ripartita la Firenze del tempo era quello che copriva approssimativamente l’area dell’attuale parrocchia di San Frediano, comprendendo quindi il nucleo principale del quartiere di Santo Spirito.

Negli otto capitoli che compongono il volume Eckstein passa da un esame della geografia, della toponomastica e dell’aneddotica (spesso deteriore) che già nel Quattrocento conferivano alla zona un carattere sensibilmente diverso da quello del resto della città, ad una accurata ricostruzione della vita politica e sociale del quartiere.

Le fonti documentali disponibili hanno consentito all’A. una ricostruzione delle vicende politiche del gonfalone inteso come organo di governo, e soprattutto del funzionamento di due confraternite religiose. La società parrocchiale di San Frediano detta La Bruciata e la Compagnia di Santa Maria e di Sant’Agnese detta la Sant’Agnese sono state per secoli il centro delle attività caritatevoli del quartiere di San Frediano e praticamente tutta la popolazione fuori dai limiti dell’indigenza era iscritta all’una, all’altra o ad entrambe; il loro ruolo sociale e la loro importanza andavano molto oltre i limiti fissati nei rispettivi statuti.

A un’introduzione in cui Eckstein presenta obiettivi, contesto e strumenti del volume segue un primo capitolo dedicato a una descrizione di massima delle prime vicende storiche del quartiere, le stesse che sarebbero state primo fondamento della considerazione non certo positiva che esso avrebbe a lungo avuto in città.

Il secondo capitolo descrive luoghi e gente del quartiere del Drago nel quindicesimo secolo, con una certa attenzione per le fonti documentali che permettono la ricostruzione del tessuto sociale, dei mestieri e delle professioni che vi prevalevano all’epoca; buona parte del capitolo descrive la comunità di artisti,composta in particolare da pittori come Pesello, Bonaiuto di Giovanni, le tre generazioni dei Bicci e molti altri, che fino alla fine del secolo fece del quartiere una realtà artistica piuttosto viva nel contesto cittadino.

Col terzo capitolo si entra nel vivo della trattazione. La Bruciata e la Sant’Agnese sono al centro di un accurato inquadramento toponomastico, geografico e organizzativo; molto spazio è dedicato all’esame delle compagini sociali e all’esposizione della documentazione disponibile sul profilo economico e professionale degli iscritti e di quanti vi si avvicendarono nelle funzioni gerarchiche.

Nel tardo medio evo ad ogni atto della vita quotidiana era sotteso un aspetto trascendente. Il quarto capitolo illustra il funzionamento delle confraternite in una società in cui le opere caritatevoli che erano al centro del loro operato finivano per far coesistere vivi e morti, laddove i primi erano curatori e beneficiari dell’eredità di cui i secondi avevano disposto, per lo più in suffragio della propria anima. Nel caso delle famiglie più abbienti del quartiere si avevano anche frequenti casi di mecenatismo cui si devono le molte opere d’arte ancora oggi esistenti e visibili.

Il quinto capitolo tratta del potere civile, che a livello di quartiere era esercitato dal gonfalone. Il carattere del gonfalone, nato come organizzazione paramilitare a tutela della cittadinanza contro la violenza di fazione, era dominato dalle famiglie abbienti e non era improntato allo spirito democratico delle confraternite. Il capitolo si fonda sui verbali assembleari del Drago Verde degli anni compresi fra il 1423 e il 1434, l’anno in cui Cosimo il Vecchio assunse il potere di fatto assumendo gradualmente il controllo di quei processi elettorali di cui Eckstein espone il funzionamento, dal momento che anche le confraternite li avevano fatti propri.

Il sesto capitolo considera i sostanziali mutamenti intervenuti nel funzionamento del gonfalone dopo il 1434, con l’affermarsi della supremazia medicea e con il rimarchevole avvicendamento nelle preminenze e nei ruoli di potere che essa comportò. I Medici non abolirono formalmente le cariche e gli organismi repubblicani ma fecero ampio e ordinario ricorso a legalissimi strumenti che l’ordinamento cittadino prescriveva però per contingenze fuori dal comune. Il capitolo considera per questo le balìe medicee, e la partecipazione ad esse di questo o quell’esponente di questa o quella famiglia del Drago.

L’affermarsi della signoria dei Medici comportò la promozione delle ambizioni private a spese dei valori collettivi in ogni aspetto della vita associata e in ogni istituzione; nel settimo capitolo Eckstein mostra come le principali famiglie del Drago Verde, prima fra tutte quella dei Soderini, seppero servirsi delle confraternite e degli organismi del potere civile per dare corpo alle proprie ambizioni.
L’ottavo capitolo espone conclusioni che sono frutto di un raffronto fra il funzionamento sinceramente democratico delle istituzioni comunali del quattordicesimo secolo, e quello già tipico delle società cortesi che caratterizzò in misura sempre maggiore il secolo successivo in tutta Firenze e anche nel quartiere del Drago, che l’A. ha inteso in tutto il corso del volume come realtà interdipendente dal contesto urbano che la circondava.

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